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5.04.2023

Piccole scuole di territorio diventano “bene comune”


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Nell’Italia congelata dall’inverno demografico, Paese più vecchio d’Europa e secondo al mondo dietro soltanto al Giappone dei centenari, la scuola resta uno dei pochi spazi di protagonismo vero di bambini, adolescenti e giovani. La riprova la si ha sfogliando il Rapporto Labsus 2022 “Le scuole: da beni pubblici a beni comuni”, che presenta e analizza i dati dei 102 Patti diffusi in tutta Italia (50 di collaborazione e 52 educativi di comunità, più diffusi nelle aree interne), che hanno direttamente coinvolto oltre 10mila attori nei territori. E per la maggior parte si tratta, appunto di bambini (72% sotto gli 11 anni), ma anche adolescenti tra i 13 e i 19 anni e giovani adulti tra i 20 e i 30 anni. Frutto dell’indagine dell’Osservatorio nazionale dei Patti di collaborazione e Patti educativi di comunità, realizzato da Labsus (Laboratorio per la sussidiarietà) in sinergia con l’Indire (Istituto nazionale didattica e ricerca educativa), il Rapporto presenta una selezione di buone pratiche di sviluppo locale, con la scuola al centro, che hanno saputo coinvolgere e rendere protagonisti i diversi attori sul territorio, per rispondere a concreti bisogni della comunità. Un metodo che ha contribuito anche a cambiare il modo di «fare scuola», aprendo gli istituti ai territori e rendendoli “abitati” non soltanto dagli alunni ma dall’intera comunità locale.

«Si tratta di esperienze di vera e propria scuola di cittadinanza e partecipazione attiva al bene comune», ha spiegato, presentando il Rapporto, Stefania Mancini, presidente di Assifero, associazione delle Fondazioni ed enti filantropici e della Fondazione Charlemagne, che ha annunciato l’avvio di un progetto di cittadinanza attiva su Roma, attraverso protocolli tra le scuole e i Municipi.

E sono proprio le scuole il collante delle iniziative locali, come ha ricordato Pasquale Bonasora, presidente di Labsus, sottolineando che dei Patti fanno parte attiva le associazioni ma anche singoli cittadini, cooperative, Enti pubblici e persino gruppi informali. «È la scuola a tenere insieme tutte queste realtà», aggiunge Bonasora. Anche soggetti che, di solito, non sono presenti alla firma dei Patti (come i singoli cittadini e i gruppi informali), alla fine risultano parte integrante dei progetti. Segno che la scuola è davvero capace di sconfinare, aggregando una comunità che educa anche al di là dei recinti scolastici. Alla domanda “Il Patto interagisce con attori del territorio che non appartengono alla sfera scolastica?», ben il 94% degli interpellati ha, appunto, risposto affermativamente.

«Un altro aspetto non secondario – aggiunge Bonasora – riguarda il fatto che tra gli obiettivi dei Patti ci sono proprio quelli dell’Agenda Onu 2030 sullo sviluppo sostenibile. Tra questi, per esempio, la qualità dell’educazione, le città sostenibili, salute e benessere e la riduzione delle diseguaglianze». Nel “mirino” dei Patti ci sono, naturalmente, anche azioni specifiche di contrasto alla dispersione scolastica e alla povertà educativa, come nel caso dell’Istituto comprensivo di Teglia, in provincia di Genova, il cui progetto è stato presentato dalla dirigente scolastica Maria Elena Tramelli. Territorio con diverse fragilità e a rischio povertà educativa, Teglia ha sofferto molto le conseguenze del crollo del ponte Morandi del 14 agosto 2018, che l’ha praticamente separata dal resto della città. «Il Patto ha avuto una funzione rigenerativa del territorio e di rete di protezione della comunità, soprattutto in chiave anti-dispersione scolastica», ha ricordato la preside ligure.

Adesso, però, per dare ai Patti la possibilità di contaminare positivamente la scuola italiana, è necessario che ricevano un’investitura «istituzionale», ha sottolineato Giuseppina Rita Jose Mangione, primo ricercatore dell’Indire. «Con i Patti territoriali – ha ricordato Mangione – la scuola diventa un ecosistema dinamico integrato per il bene comune. Una scuola diffusa e aperta, centro civico della comunità e attore fondamentale per la rigenerazione urbana dei territori. Per questo è necessario promuovere una rete di soggetti che vedono il Patto come un vero e proprio cambiamento del sistema educativo italiano». Perché una scuola che cresce migliora il Paese.

Paolo Ferrario

Avvenire, 31 marzo 2023

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