Tasso occupato, tra socialità e didattica.

Mancanza di spazi adeguati, orari che rendono impossibile lo svolgimento delle attività pomeridiane e un modello di scuola che non rispecchia gli interessi dei più giovani. Sono queste le motivazioni che hanno spinto acirca 200 studenti del liceo classico ‘Tasso’ di Roma ad occupare la scuola, l’ennesima in questo autunno caldo delle occupazioni romane che ha già visto azioni di protesta negli istituti Rossellini, Albertelli, Virgilio, Visconti e Manara.

“La scelta di occupare è nata da un percorso politico che portiamo avanti dall’anno scorso. Perché la scuola possa tornare all’intero del dibattito pubblico- spiega alla Dire Flavia, 17 anni- Quando a settembre siamo tornati in presenza, si sono rese subito palesi le mancanze di investimenti di un sistema che si era già mostrato fallimentare. La socialità è l’aspetto dell’istruzione che è venuto totalmente a mancare in questi due anni, purtroppo da questo rientro non ci è garantita alcuna forma di socialitàNon c’è rispetto per lo studente“.

Edilizia, dimensione sociale, mobilità: sono questi i nodi che secondo gli studenti non sono ancora risolti, e mostrano un sistema che “fa acqua da tutte le parti”, aggiunge Flavia. “Con questa occupazione vogliamo portare avanti un modello scolastico alternativo, che tenga in considerazione le nostre necessità conoscitive e generazionali. Temi come l’educazione ambientale o sessuale, non entrano nella didattica, così come fatti legati alla storia più recente“.

Quindi spazio a corsi di geopolitica con Lucio Caracciolo, che sarà ospite nel pomeriggioe incontri sulla giustizia con l’avvocato di parte civile che ha preso parte al processo Cucchi, in difesa della madre del ragazzo. Ieri la decisione di occupare è stata presa dal collettivo politico del liceo, che ha scelto questa forma di protesta come la più adatta per attuare il modello scolastico voluto dai ragazzi.

“La nostra occupazione rende possibile una scuola a misura di studente, ricca di stimoli e di occasioni di confronto e che costituisce un momento per farci sentire, dopo tanto tempo in cui siamo stati abbandonati a noi stessi. Dopo mesi di isolamento, cogliamo il momento dell’occupazione per riprenderci i nostri spazi, la nostra socialità e per diventare soggetto attivo e partecipativo nell’ambito della nostra formazione- hanno scritto gli studenti e le studentesse in un comunicato- Dunque la crisi pandemica ha riportato al centro del dibattito pubblico problematiche strutturali del sistema scolastico italiano e ha fornito il tempo necessario per affrontarle, rappresentando finalmente un’occasione per il rinnovamento dell’istituzione scolastica, di fatto non colta. L’inerzia della classe dirigente solleva la perplessità che dietro questo mancato intervento vi sia il tentativo di normalizzare questa situazione, con l’intento di ridurre la scuola a un luogo dedito esclusivamente al semplice apprendimento nozionistico e alla valutazione di esso”.

Questa mattina nell’istituto erano presenti circa 150 studenti, entrati senza green pass. “A scuola non ci viene chiesto e non ci sembra opportuno introdurlo per un’occupazione– spiega Flavia- ma negli spazi chiusi c’è l’obbligo di indossare la mascherina“. Gli studenti hanno già avuto un dialogo con la Polizia, ma non è stato ancora chiesto lo sgombero. A breve si aprirà una trattativa con il dirigente scolastico, Paolo Pedullà, ma l’intenzione è di prolungare l’occupazione fino a venerdì.

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