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13.01.2022

Le nuove sfide del Terzo Settore nel cambiamento


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Il ruolo del Terzo Settore è notevolmente cresciuto in Italia, anche durante la difficile fase pandemica. Un universo che conta 375 mila diverse istituzioni tra associazioni, fondazioni e cooperative sociali, con un incremento pari al 25% rispetto allo scorso decennio. Gli italiani che partecipano ad attività associative sono 10,5 milioni, ossia un quinto della popolazione che ha più di 14 anni. L’apporto del Terzo Settore dell’economia è stimato in 80 miliardi di euro ed è pari al 5% del Prodotto interno lordo. Gli addetti sono oltre 900 mila – di cui il 70% sono donne – ai quali si aggiungono circa quattro milioni di volontari. La riforma del 2017, la pandemia ed il conseguente Pnrr hanno fatto sì che questo fondamentale ambito sociale ed economico del nostro paese si trovi di fronte a nuove e molteplici sfide. Rispetto a questi temi, l’intervista che Luigi Bobba, presidente di Terzjus, ha rilasciato a Interris.it.

Qual è la situazione attuale del Terzo Settore in Italia?
“Il Terzo settore si trova in una singolare temperie. Da un lato è spinto misurarsi con la nuova regolazione determinata dalla Riforma del 2017 e a coglierne tutte le opportunità per innovare e trasformarsi. Dall’altro, questo
mutamento viene fortemente accelerato dalla ormai imminente messa in opera del PNRR, che si presenta come un’occasione imperdibile sia per mettere mano a questioni a lungo irrisolte, sia per delineare quello che il Terzo settore e l’intero Paese vogliono diventare. E questi anni che ci separano dal 2026 – termine entro il quale i progetti e gli investimenti dovranno essere realizzati – sono il momento della prova più difficile. Ovvero, come far percepire al cittadino comune la grandezza – e forse la nobiltà – della sfida di Next Generation Eu”.

Che sfide e opportunità attendono il Terzo Settore nel prossimo futuro?
“Si prospettano diverse sfide cariche di rischi, ma anche diverse opportunità: per il Terzo settore non si tratta tanto
di avviare processi. Facendo innanzitutto leva sulla capacità di stare sulla frontiera della crescita inclusiva; di resistere nei territori interni come nelle periferie più abbandonate; di immergersi nella democrazia digitale senza
lasciarsi irretire dal fascino degli algoritmi, continuando a credere e a praticare la democrazia partecipativa. Ecco, se dovessimo delineare il ruolo del Terzo settore nei prossimi anni potremmo racchiuderlo in queste tre immagini: vettore della crescita inclusiva; sentinella delle persone vulnerabili e dei luoghi dimenticati; attore non subalterno dello spazio pubblico nel tempo della democrazia digitale. Queste tre immagini individuano i processi da attivare per delineare una “transizione sociale”, ancora poco tematizzata, ma forse altrettanto decisiva rispetto alla transizione ecologica. Come nella transizione ecologica è importante ridurre il peso dell’impronta che noi umani lasciamo sul pianeta, passare dalle energie fossili a quelle rinnovabili e utilizzare tecnologie sempre più soft; così, nella transizione sociale è rilevante che la disponibilità dei beni essenziali per la vita sia all’insegna dell’ inclusività; che ai processi di atomizzazione della vita quotidiana e alla crescente solitudine, si risponda con la ricostruzione dei
legami comunitari; che, alla invasività delle piattaforme informative, mediatiche e dell’ entertainment, si anteponga la cura dei processi partecipativi e democratici e la promozione di una società aperta e plurale”.

L’articolo completo su Terzjus.it

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