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13.04.2021

Transitare le pandemie con Ivan Illich (libro)


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Siamo di fronte ad un libro decisamente eretico. Esso sfida con serenità e rigore il credo dominante. Può essere utile per coloro che non si sono lasciati convincere dalle istruzioni ufficiali e per affrontare il virus cercano di affidarsi alla propria esperienza di vita e capacità di giudizio autonomo. La gravità delle circostanze e la diversità delle interpretazioni relative a informazioni e conoscenze insufficienti obbligano ad aprirsi a un dialogo sereno che prenda in considerazione tutte le opzioni. Come si fa in questo libro.

Ha comunque senso interrogarsi sulle scelte della politica pubblica di fronte al virus. Non tanto per modificarla, poiché è quasi impossibile che uomini politici, governi e istituzioni riescano a sfuggire alle inerzie dei propri discorsi, quanto soprattutto per farci un’idea più chiara della natura della difficile situazione nella quale ci troviamo.

L’idea di «appiattire la curva», che è divenuta ossessione comune dei governi, presuppone che veniamo ridotti ad atomi omogenei gestiti con algoritmi, e che si utilizzino giochi matematici di previsioni per proteggere le istituzioni sanitarie con politiche, come quella del confinamento, che evitino che l’aumento dei casi le travolga. Se invece di cercare di proteggere le strutture create per proteggere la gente la politica pubblica si fosse concentrata sulla gente stessa, sarebbe stato possibile ridurre il numero dei casi e delle morti, come in alcuni luoghi si è ottenuto prendendo la minaccia molto sul serio, organizzando campagne centrate su una buona informazione alla popolazione, una cura efficace dei casi identificati e un effettivo sostegno medico, e tenendo conto anche del fatto che alla pratica del confinamento si attribuiscono oggi nel mondo il doppio di morti rispetto a quelli dovuti al virus.

In ogni caso, le scelte di politica sanitaria che ora potremmo pensare di adottare risultano ormai inopportune. Quello che avrebbe avuto senso un anno fa, per prendere decisioni politiche e etiche appropriate, oggi non ha più importanza. Si è causata una enorme distruzione. Il mondo che avevamo non esiste più. Ora dobbiamo costruire sulle sue rovine. Questa è la reale situazione difficile sulla quale dobbiamo oggi porre l’attenzione.

La cosa più importante è organizzarci per la sopravvivenza. Un numero stragrande di persone è rimasto senza lavoro o fonte di entrate, e l’immensa maggioranza non recupererà le condizioni che assicuravano la sua sopravvivenza. La fame sta giungendo quasi ovunque, e in alcune regioni minaccia di trasformarsi in carestia. Sembra inutile impegnarsi a recuperare ciò che si è perso, cosa che ormai non è possibile né appropriata. Tutte queste persone dovranno reinventare la loro attività. Inoltre, come è stato detto nelle manifestazioni di protesta in Cile nel 2019, il problema non è tornare alla ‘normalità’, perché la normalità era il problema.

Un aspetto della sopravvivenza che è indispensabile tenere in conto è la crescente polarizzazione. In alcuni casi l’esperienza della Covid-19 ha solo reso evidenti comportamenti molto radicati – come il razzismo e il sessismo – che prima venivano dissimulati o negati, mentre oggi si affermano con cinismo e violenza; spesso sono carichi del virus di ciò che impropriamente si racchiude nella parola fascismo.

Una delle forme più gravi di polarizzazione è quella che riguarda coloro che fino a poco tempo addietro sembravano stare nella stessa barca ed erano nostri alleati o compagni. Molti hanno visto come una benedizione i comportamenti imposti e non sembrano preoccuparsi del fatto che abbiano reso più acuta la disuguaglianza sociale. Fanno nelle loro case ciò che prima facevano nei loro luoghi di lavoro, senza perdere tempo e denaro nei trasferimenti e godendo nelle loro case di una serie di vantaggi. Difendono il confinamento con passione e sarebbero disposti a lottare perché divenga permanente. Tuttavia non riescono a percepire o anticipare cosa significhi la società del controllo collaudata con il pretesto della Covid-19. L’obbedienza di massa a decisioni che implicano l’adozione di comportamenti chiaramente disumani è stata possibile perché nel corso delle ultime decadi ci avevano già ristrutturati in un determinato modo, che anticipava il modello che si è costruito di fronte al virus e nel quale molta gente si è adagiata senza difficoltà.
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