Contro la violenza di genere: storie, pratiche e comunità che cambiano i territori

Contro la violenza di genere: storie, pratiche e comunità che cambiano i territori

Oggi, 25 novembre - in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne - desideriamo richiamare l’impegno collettivo a riconoscere e  nominare la violenza di genere in ogni sua sfaccettatura, contrastarla con determinazione, sostenere i percorsi transfemministi che restituiscono voce, autodeterminazione e libertà a tutte le donne* impegnate in percorsi di fuoriuscita dalla violenza.

Il portato straordinario dei saperi femministi ci ricorda come ogni episodio di violenza di genere non è un incidente individuale né un gesto isolato, bensì un prodotto del sistema patriarcale che nasce da narrazioni distorte, da gerarchie sedimentate, da immaginari che nel tempo hanno normalizzato il dominio, la paura, il silenzio. Per questo, nel lavoro quotidiano di Periferiacapitale – insieme a Fondazione Charlemagne e Fondazione Haiku Lugano –, dedichiamo il nostro sostegno a molteplici progetti che si occupano, ciascuno con le proprie specificità, di violenza di genere, con l’obiettivo di generare un ecosistema di comunità che, a partire da Roma passando per tanti territori del Paese, possa essere capace di ricostruire orizzonti di possibilità e spazi di autodeterminazione.

In questo arco di realtà si muove un primo livello, fondamentale e imprescindibile, in cui i centri antiviolenza sostengono quotidianamente, con il loro lavoro, chi sceglie l’autodeterminazione. In città, BeFree, GiuridicaMente Libera e Lucha y Siesta operano sostenendo e accompagnando le donne* che decidono di intraprendere percorsi di fuoriuscita dalla violenza di genere, attraverso un’acquisizione di consapevolezza e strumenti concreti per riconoscere e superare il proprio vissuto di violenza. Nei centri antiviolenza, nelle case rifugio, negli spazi di ascolto e di formazione si afferma un principio essenziale: ogni percorso di autodeterminazione ha bisogno di radici solide, di competenze acquisite insieme e relazioni di cura; di una comunità che sostenga le donne nella ri-costruzione di sé.

Il Centro Antiviolenza Martina Scialdone si trova al Pigneto, nel V Municipio, ed è gestito dall'associazione GiuridicaMente Libera

 

Periferiacapitale sostiene, a Roma, numerose realtà che rendono inoltre cura e cultura generative e trasformative. A partire da Rizomi Lab - Mujeres in Mare, che sulle coste di Ostia, crea un incontro inatteso: donne di provenienze, età e culture diverse condividono esperienze di navigazione, sport e vita comunitaria. In un settore – quello della vela e delle attività nautiche – dove la presenza femminile diminuisce drasticamente con l’età, il loro progetto restituisce accesso, visibilità e nuove possibilità. Un modo concreto per ridefinire lo sport come spazio di libertà e appartenenza. C’è poi l’associazione MIA, con il Festival di scrittrici inQuiete ha creato punto di riferimento nazionale per la letteratura femminista. Giunto alla sua nona edizione, InQuiete mette al centro la parola delle donne attraverso letteratura, arti performative e visive, con uno sguardo intersezionale e una forte radicazione nel V Municipio. Un laboratorio di pensiero condiviso, che restituisce cultura accessibile e pratiche di cura collettiva. A Tor Marancia, l’associazione Io Sono costruisce ogni giorno un’idea di comunità che accoglie e include persone di ogni età, provenienza e storia: attraverso l’educazione all’affettività e all’emotività, lo spazio diventa un vero e proprio presidio di prossimità che accompagna percorsi individuali e familiari, favorendo relazioni sane e strumenti di consapevolezza, con particolare attenzione alla prevenzione delle forme di violenza di genere e discriminazione, e unisce un quartiere intero. Infine, il progetto culturale di Vanvera, il podcast Il Cuore Scoperto scardina stereotipi e costruisce nuove narrazioni sul tema delle relazioni interpersonali e dell’affettività. Gli episodi affrontano infatti stereotipi, relazioni affettive, educazione e prevenzione della violenza di genere.

A Tor Marancia, nell'VIII Municipio, l'associazione Io Sono porta avanti progetti pedagogici, educativi, emotivi per tutte le età

 

Al Centro e al Sud Italia, le realtà sostenute da Fondazione Charlemagne e dalla Fondazione partner Haiku Lugano incidono sull’orizzonte culturale, economico e sociale in molteplici ambiti di intervento. La Società Cooperativa Agricola Sociale Cappelli per le Fate, ad esempio, è nata nel 2023 da un percorso promosso dalla Cooperativa BeFree e riunisce donne che hanno intrapreso un cammino di fuoriuscita dalla violenza. Nel villino di Nettuno, dove il progetto ha preso forma, il lavoro agricolo, autonomia e rinascita diventano parte di un’unica esperienza; così, la cooperativa rappresenta oggi un esempio di impresa sociale femminile costruita dal basso, capace di trasformare un’esperienza di cura in una promessa di futuro. Per parlare di Crisi Come Opportunità è necessario spostarsi in Calabria, all’interno di alcuni dei territori più segnati da dinamiche di stampo mafioso; qui, l’associazione opera per diffondere cultura della legalità, promuovere autodeterminazione e contrastare la violenza in contesti complessi. CCO interviene tra Locride, Piana di Gioia Tauro, Catanzaro e Crotone con percorsi educativi, comunitari e di prevenzione rivolti in particolare alle giovani generazioni, spesso esposte a modelli stereotipizzanti e distorti. In Campania, nel carcere femminile di Pozzuoli, la Cooperativa Lazzarelle produce caffè artigianale secondo tradizione napoletana e da quattordici anni è una delle esperienze più significative di economia carceraria in Italia: offre opportunità lavorative concrete a donne detenute, permettendo loro di apprendere l’intero ciclo produttivo del caffè, insieme alla produzione di tè, infusi e tisane. Un esempio di riscatto che parte dal lavoro e porta all’inclusione. Il cerchio si chiude nella Capitale, dove l’Associazione Libellula rappresenta ormai un solido punto di riferimento per la comunità transgender e non binaria, italiana e con background migratorio. Offre accoglienza, supporto psicologico, orientamento sanitario, sostegno legale e percorsi personalizzati attraverso un approccio multidisciplinare. Libellula costruisce alleanze, reti e pratiche di advocacy per contrastare discriminazioni e violenze, garantendo un accompagnamento integrato e rispettoso dell’identità di ciascuna persona. Su scala nazionale spazio anche all’educazione inclusiva: attraverso il progetto Be.St sosteniamo il coinvolgimento dell’intera comunità scolastica ed educante – insegnanti, personale scolastico, bambine e bambini dai 6 agli 11 anni, genitori e tutori, attori del territorio – in percorsi di sensibilizzazione e contrasto agli stereotipi di genere, fin dalla prima infanzia. Il progetto mira infatti a favorire l’inclusione e la parità anche attraverso una piattaforma on line.

La Casa delle Donne* Lucha y Siesta nasce nel 2008 dal recupero e dalla valorizzazione di una palazzina degli anni '20 di proprietà dell'Atac a Lucio Sestio, nel Municipio VII

 

Insieme, queste realtà costituiscono un’unica infrastruttura di cambiamento: fatta di cura, diritti, comunità, educazione, lavoro, legalità. Un sistema che afferma, con forza, che la violenza di genere non si combatte con azioni sporadiche, ma con un investimento continuo nella cultura, nell’educazione, negli spazi trasformativi che rendono libere le persone e che restituiscono potere alle relazioni.

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